Febbre a 90°

Oh, the glory of it all…

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Le dimore del pallone: Gli stadi delle finali del Campionato Europeo

Giugno 29th, 2008 · 1 Comment

Europei 1960

Parigi, Parc des Princes
10 luglio 1960
Finale: URSS - Jugoslavia 2 - 1
Spettatori: 17.966

Il nucleo originario del Parco dei Principi di Parigi risale addirittura al 1897, quando venne ideato per ospitare la volata finale del Tour de France. Concepito inizialmente come velodromo, subì una ristrutturazione nel 1932, e solo 40 anni dopo (anche per agevolare la costruzione di una tangenziale, la ‘Pheriferique’), fu completamente riprogettato dall’architetto Roger Taillibert, per ospitare solamente eventi calcistici e rugbystici, raggiungendo la capienza di 54.000 spettatori. Già prima della ristrutturazione ha ospitato molti eventi internazionali, tra cui una semifinale del Mondiale di calcio 1938, e la finale di Coppa dei Campioni del 1956 Real Madrid - Stade de Reims. In seguito al 1972 invece fu teatro di altre due finali di Champions e di numerose partite, tra cui la finale per il 3 posto, dei Mondiali 1998.

STELLE UEFA:

Europei 1964

Madrid, Estadio Santiago Bernabéu
21 luglio 1964
Finale: Spagna - URSS 2 - 1
Spettatori: 79.115

Il celebre stadio della capitale spagnola, nonchè sede casalinga del Real Madrid, ha origini relativamente recenti. E’ stato infatti pensato nel 1944 da Josè Maria Castell ed inaugurato tre anni dopo col nome di ‘Estadio Chamartin’. Il nome attuale risale al 1955, in onore dell’ex presidente del Real Madrid, Bernabeu. La sua capienza fu più volte modificata nel corso degli anni, dai 120.000 posti degli anni 50 fino agli 80.354 attuali. E’ uno degli stadi più blasonati per quanto riguarda gli eventi internazionali: ha ospitato quattro partite, tra cui la finale, del Mondiale di calcio 1982, e tre finali di Champions, alle quali si aggiungerà quella in programma per la stagione 2009/10.

STELLE UEFA:

Europei 1968

Roma, Stadio Olimpico
8 giugno 1968 (partita ripetuta il 10 giugno 1968)
Finale: Italia - Jugoslavia 1 - 1 (2 - 0 dopo la ripetizione)
Spettatori: 68.817 (32.886 nella ripetizione)

Lo stadio che ospita le due principali squadre romane, Roma e Lazio, affonda le sue radici nell’epoca fascista. Culmine di un ampio progetto chiamato ‘Foro Mussolini’, in origine era chiamato Stadio dei Cipressi. Fu progettato nel 1928, e terminato dopo numerose varianti nel 1937, dall’architetto Luigi Moretti. Dopo la guerra, fu rimodernato in vista delle Olimpiadi del 1960, fino a raggiungere 100.000 spettatori di capienza. Subì ulteriori rivisitazioni per il Campionato del mondo 1990, di cui ospitò la finale. Si prepara ad accogliere la sua quarta finale di Champions League nella stagione 2008/09.

STELLE UEFA:

Europei 1972

Bruxelles, Heysel Stadium
18 giugno 1972
Finale: Germania Ovest - URSS 3 - 0
Spettatori: 43.066

Il nome dello stadio Heysel è tragicamente noto per la carneficina avvenuta durante la finale di Coppa dei Campioni 1985 fra Juventus e Liverpool, in cui morirono 39 tifosi. In seguito a questa tragedia fu completamente ricostruito col nome di ‘Stadio Re Baldovino’, nome che conserva ancora oggi, e che ebbe l’onore di ospitare la gara inaugurale e la semifinale del Campionato Europeo 2000. Il vecchio Heysel nacque nel 1930 per celebrare i 100 anni di indipendenza del Belgio, e raggiunse il suo apice per l’Esposizione Universale del 1935, raggiungendo i 70.000 spettatori. Ora la capienza è di poco più di 50.000 persone. Nonostante la sua struttura obsoleta, fu molto apprezzato dall’Uefa, che lo designò ben cinque volte per ospitare una finale di Coppa dei Campioni.

STELLE UEFA: - -

Europei 1976

Belgrado, Stadion Crvena Zvezda
20 giugno 1976
Finale: Cecoslovacchia - Germania Ovest 2 - 2 (5 - 3 dopo i calci di rigore)
Spettatori: 30.790

Lo ‘Stadio Stella Rossa’ di Belgrado è conosciuto anche come ‘Marakana’, per via della sua vecchia capienza di oltre 100.000 persone che lo accomunava, in qualche modo, al celebre impianto brasiliano e per il tifo caloroso del pubblico di casa. Fu aperto nel 1963, in seguito all’abbandono della vecchia arena, per ospitare la Stella Rossa. La vecchia capacità fu gradualmente ridotta fino ad essere praticamente dimezzata, al giorno d’oggi. Stadio con meno blasone rispetto ad altri incontrati nella nostra rivisitazione, non mancò tuttavia di ospitare due finali di Champions (l’ultima nel 1991), ed una finale di Coppa delle Coppe.

STELLE UEFA: - -

Europei 1980

Roma, Stadio Olimpico
22 giugno 1980
Finale: Germania Ovest - Belgio 2 - 1
Spettatori: 47.864

vedi europeo 1968

Europei 1984

Parigi, Parc des Princes
27 giugno 1984
Finale: Francia - Spagna 2 - 0
Spettatori: 47.368

vedi europeo 1960

Europei 1988

Monaco, Olympiastadion
25 giugno 1988
Finale: Olanda - URSS 2 - 0
Spettatori: 72.308

Lo ‘Stadio Olimpico’ di Monaco fu costruito appunto per le olimpiadi tedesche del 1972, da un’idea di Günther Benisch. Fu operativo come stadio di club (Bayern e Monaco 1860) fino a prima dei Mondiali del 2006, quando fu sostituito dall’Allianz Arena. E’ sempre stato visto come uno degli impianti più moderni, attrezzati e affascinanti di tutto il panorama mondiale. Il suo nome è ricorso molte volte nei massimi eventi calcistici: la finale dei Mondiali di calcio 1974, ad esempio, o le tre finali di Champions League/Coppa dei Campioni, la cui ultima disputata nel 1997.

STELLE UEFA:

Europei 1992

Goteborg, Ullevi Stadion
26 giugno 1992
Finale: Danimarca - Germania 2 - 0
Spettatori: 37.800

Costruito per i Mondiali di calcio svedesi del 1958 da un progetto dello Studio Jaenecke & Samuelson, lo stadio Ullevi è uno dei più grandi e rinomati stadi del paese scandinavo. Nonostante la capienza relativamente bassa (quasi 43.000 posti), ha ospitato numerosi eventi sportivi ed extrasportivi, quali molti concerti di musicisti famosissimi. E’ meta prediletta dei campionati di Atletica leggera e, nel 2009, anche dei campionati europei Under 21.

STELLE UEFA:

Europei 1996

Londra, Wembley Stadium
30 giugno 1996
Finale: Germania - Repubblica Ceca 2 - 1
Spettatori: 73.611

Wembley fu uno degli stadi più famosi del mondo, tanto da essere soprannominato ‘La chiesa del calcio’ . La sua gloriosa storia, durata 80 anni, ha origine nel 1923, quando fu voluto per l’Esposizione universale dell’anno successivo, col nome di Empire Stadium, in soli 300 giorni. Famoso anche per la sua struttura (la facciata vittoriana e le torri di 40 metri che delimitavano l’ingresso), non fu mai stadio ufficiale di una squadra di club, ma solo per la nazionale inglese, che vi giocò numerose partite, e per alcune finali di rugby (il cui tempio è da sempre Twickenham). Ha ospitato tantissimi eventi internazionali: la finale dei Mondiali 1966, le Olimpiadi londinesi di diciotto anni prima, cinque finali di Coppa dei Campioni e due di Coppa delle Coppe. Fu demolito nel 2003 per essere totalmente ricostruito.

STELLE UEFA: - -

Europei 2000

Rotterdam, Feijenoord Stadion
2 luglio 2000
Finale: Francia - Italia 2 - 1
Spettatori: 50.000

“De Kuip”, il catino, è uno stadio all’avanguardia che ha il record di aver ospitato più finali di competizioni europee in assoluto. Inaugurato nel 1937 per volere del presidente del Feyenoord e più volte rinnovato (le ultime nel 1994 e nel 2000, proprio prima del Campionato Europeo) fino ad arrivare all’attuale capienza di 51.000 posti, è lo stadio più utilizzato per le partite casalinghe della Nazionale Olandese. Vi si sono svolte dieci finali europee, tra cui due di Coppa dei Campioni.

STELLE UEFA:

Europei 2004

Lisbona, Estadio da Luz
4 luglio 2004
Finale: Portogallo - Grecia 0 - 1
Spettatori: 62.865

L’Estadio da Luz è di recentissima costruzione. Risale infatti al 2003, in sostituzione del vecchio omonimo impianto, ed oltre che per il Campionato Europeo, è stato pensato (dall’architetto Damon Lavelle) per le partite casalinghe del Benfica. Ha la particolarità (oltre al soprannome ‘A catedral’) , di essere stato progettato in modo tale che l’illuminazione derivasse, per quanto possibile, dalla luce naturale. Il suo elevato standard di modernità e comodità lo rende un candidato ideale per le prossime finali di coppe internazionali.

STELLE UEFA:

Europei 2008

Vienna, Ernst-Happel-Stadion
29 luglio 2008
Finale: Germania - Spagna
Spettatori:

L’Ernst-Happel-Stadion è l’impianto designato a disputare la prossima finale europea. Conosciutissimo fino al 1992 come Prater, è riservato unicamente alla Nazionale ed alle eventuali finali di coppa (ne ha ospitate quattro di Coppa dei Campioni/Champions League, l’ultima nel 1995). Progettato dall’architetto Schweizer nel 1929, ha subito vari ammodernamenti fino ad arrivare all’attuale capienza di 50.000 posti.

STELLE UEFA:

(In collaborazione con Dade)

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Dead or alive: Oltre il Novantesimo

Giugno 20th, 2008 · 1 Comment

La rete di Riva nel replay della finale '6810 Luglio 1960: Al Parco dei Principi di Parigi, l’Unione Sovietica e la Jugoslavia giocano la prima finale del Campionato Europeo di Calcio: è la prima partita nella storia della fase finale della competizione a non decretare un vincitore al termine dei 90 minuti regolamentari: si va ai tempi supplementari, dove l’U.R.S.S. trova il gol vittoria con Ponedelnik.

1968: Nei primi Europei giocati in casa, gli azzurri battezzano due novità assolute. Il 5 Giugno, nella semifinale disputata a Napoli contro la nazionale sovietica, l’Italia incappa nel pareggio (1-1); a nulla servono i tempi supplementari. Per l’unica volta nelle fasi finali degli Europei, è il sorteggio tramite monetina a decretare il vincitore, mandandoci così alla finale di Roma di tre giorni dopo contro la Jugoslavia: altro pareggio, altri supplementari: si va stavolta al replay. Il 10 Giugno, gli azzurri disputano la prima ed unica ripetizione della finale del torneo, piegando gli slavi per 2-0.

Il rigore di PanenkaDal 1976 vennero introdotti i calci di rigore: fu proprio la finale del 20 Luglio a Belgrado ad inaugurare la nuova formula. Dopo aver terminato i supplementari sul 2-2, Cecoslovacchia e Germania Ovest si affrontano dal dischetto: decisiva l’esecuzione spettacolare del ceco Panenka (di cui riparleremo più approfonditamente in seguito), che beffa Maier con il primo “cucchiaio” su rigore nella storia del calcio.

Consolidata la modalità supplementari-rigori, bisogna aspettare il 1996 perchè venga introdotta un’innovazione riguardante il superamento della parità di risultato. Per questa e la successiva edizione del torneo, entra in scena il Golden Goal: la squadra che segna per prima ai supplementari, vince la gara. Il primo a riuscire nell’impresa, è il tedesco Oliver Bierhoff: ancora una volta il teatro è quello della finale, disputata dalla Germania contro la Repubblica Ceca il 30 Giugno a Wembley. Purtroppo per noi, lo imiterà Trezeguet nella sfortunata finale di quattro anni dopo persa dall’Italia contro la nazionale francese. Oltre ad essi, l’unico altro giocatore a siglare un Golden Goal agli Europei fu Zidane, su rigore, in semifinale contro il Portogallo nel 2000.

Il Portato a termine per eccessive critiche e esiti insperati (anzichè spingere le squadre alla ricerca del gol le manteneva sulla difensiva per non ricevere la “morte improvvisa”) l’esperimento del Golden Goal, nel 2004 l’Uefa ci riprova con l’introduzione del Silver Goal: stavolta la partita finisce se il pari è stato interrotto alla fine del primo tempo supllementare, eliminando così il secondo. L’unico giocatore a portarne la firma è il greco Dellas, che nella semifinale dell’1 Luglio contro la Repubblica Ceca spezza l’equilibrio a due secondi dalla fine del primo tempo supplementare. L’esperimento ebbe ancor meno successo e da quest’anno (come anticipato dai mondiali tedeschi) si ritorna alla formula standar dei tempi supplementari con l’eventualità dei rigori.

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Scatta il terzo turno: vivi, morti o…X?

Giugno 15th, 2008 · 1 Comment

Con l’avvio del terzo turno della fase a gironi del Campionato Europeo e, quindi, la presenza di molti scontri decisivi ai fini della qualificazione (con gli occhi puntati sullo scontro di martedì tra gli azzurri e la Francia), è lecito chiedersi, e rispondersi, cosa accade in caso di parità di punti tra due o più squadre: ecco cosa dice il regolamento; si applica la prima regola che determina una situazione di vantaggio per una delle squadre coinvolte.

1 ) punti negli scontri diretti.
2 ) differenza reti negli scontri diretti.
3 ) gol segnati negli scontri diretti.
4 ) differenza reti generale.
5 ) gol segnati nel girone.
6 ) nel caso in cui due squadre si trovino in una situazione di parità assoluta dopo i precedenti criteri e si affrontino tra loro nell’ultimo incontro del girone, in caso di pareggio in questa sfida si disputeranno i calci di rigore.
7 ) coefficiente ottenuto nelle qualificazioni ai mondiali del 2006 e ad Euro 2008 (punti ottenuti diviso il numero di gare disputate).
8 ) fair play nelle partite del girone.
9 ) sorteggio.

Stasera Repubblica Ceca e Turchia si affrontano dopo aver ottenuto gli stessi punti nelle prime due gare, con la stessa differenza reti ed il medesimo numero di gol segnati: in caso di pareggio, quindi, si andrà ai calci di rigore; sarebbe la prima volta nella storia degli europei in una partita della fase a gironi.

In collaborazione con Dade

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Dal Telstar al Pass: I Palloni ufficiali degli Europei

Giugno 15th, 2008 · 2 Comments

ITALIA 1968: ADIDAS TELSTAR

Primo pallone ad utilizzare la struttura ad icosaedro troncato, composta da 32 facce (12 pentagoni neri e 20 esagoni bianchi), il Telstar fu programmato essenzialmente per essere meglio visibile sugli schermi in bianco e nero (da qui il nome, diminutivo di “Television Star”). Tecnicamente si differenzia dai suoi antenati per una migliore resistenza all’acqua.

BELGIO 1972: ADIDAS TELSTAR DURLAST

Si trattava del medesimo pallone usato a Messico ‘70, leggera evoluzione del pallone di quattro anni prima. Quasi identico esteticamente, si differenziava tecnicamente per una maggior resistenza.

JUGOSLAVIA 1976: ADIDAS TELSTAR DURLAST

Essenzialmente lo stesso pallone della rassegna belga: stesso materiale e stessa tecnica. Utilizzato anche nei mondiali tedeschi di due anni prima, esteticamente presenta delle variazioni nelle scritte: più grandi e completamente nere.

ITALIA 1980: ADIDAS TANGO RIVER PLATE

Ancora una volta la palla in questione è la medesima utilizzata nel mondiale precedente, ma se non si può parlare di innovazione rispetto ad Argentina ‘78, di certo possiamo affermare che si tratta di un evidente passo avanti rispetto all’Europeo jugoslavo. Il rivoluzionario, caratteristico design del Tango consiste nella disposizione alterna di particolari triadi nere sui pannelli bianchi, i quali disegnano a loro volta 7 cerchi intorno alla sfera. Mentre il nome è un chiaro riferimento all’Argentina, la sua tecnica consente una miglior impermeabilizzazione e permette un tocco più sensibile. Per vent’anni i palloni della Adidas (da questa rassegna fornitrice ufficiale a tutti gli effetti), e dunque quelli delle maggiori competizioni, si sono ispirati a questo modello.

SPAGNA 1984: ADIDAS TANGO MUNDIAL

Scritte rosse e cuciture gommate: queste le particolarità della sfera da gioco che, come suggerisce il nome, era stata originariamente progettata per il mondiale spagnolo dell’82. Le nuove cuciture migliorarono gli standard di resistenza all’acqua, sebbene intaccarono quella generale ed il pallone doveva essere spesso cambiato svariate volte durante le gare. Fu l’ultimo realizzato interamente in cuoio.

GERMANIA 1988: ADIDAS TANGO EUROPA

Dopo la grande novità rappresentata dall’Azteca nei mondiali messicani (cucito a mano e interamente sintetico, con le triadi a richiamare i murali aztechi), per l’Euro 1988 l’Adidas optò per la prima volta per un pallone molto diverso da quello del mondiale, rispolverando per l’ultima volta il Tango; esteticamente la palla richiama da vicino il primo Tango, ma presenta due innovazioni: la presenza dei loghi dell’Uefa e dell’Europeo.

SVEZIA 1992: ADIDAS ETRUSCO UNICO

Per l’ultima volta, si utilizzò lo stesso prototipo del mondiale precedente (in questo caso, Italia 90). Sia il nome che il design rappresentano la storia dei nostri antenati, con tre teste di leoni etrusche in rilievo sulle triadi. Tecnicamente la grande svolta derivava dalla presenza di uno strato interno di schiuma nera di poliuretano, che consentiva una impermeabilizzazione totale.

INGHILTERRA 1996: ADIDAS QUESTRA EUROPA

“Questra” era un antico termine che significava “la ricerca delle stelle”. Il primo disegno di questo pallone vedeva infatti le triadi richiamare un tappeto di stelle e pianeti, omaggio alla tradizione spaziale degli Stati Uniti, dove si disputò la Coppa del Mondo del 1994. Il pallone fu caldamente richiesto dalla Fifa, che, delusa dalla mancanza di spettacolo in Italia ‘90, sperava in una rassegna piena di gol ed emozioni: il Questra fece la sua parte. Lavorato con cinque materiali diversi, per una consistenza più elastica ed una maggior resistenza su terreni bagnati, il Questra era piuttosto leggero e, conseguentemente, accelerava sensibilmente dopo il calcio; in questo modo si potè assistere a molti gol di pregevolissima fattura e segnati da posizioni prima proibitive. Fu quindi il primo pallone a suscitare le lamentele dei portieri a cui assistiamo proprio in questi giorni e che si ripetono ormai ad ogni nuovo elaborato dell’Adidas. La versione per l’Euro ‘96 presentava sulle triadi i canonici Tre Leoni inglesi con la Rosa Rossa in mezzo.

OLANDA E BELGIO 2000: ADIDAS TERRESTRA SILVERSTREAM

Ultimo pallone a richiamare il classico modello del Tango, il Terrestra è realizzato interamente con materiali sintetici, ed è circondato da microsfere riempite di gas, tutte della stessa dimensione e distribuite simmetricamente per tutta la sfera, il che distribuisce l’energia equamente in tutta la palla. Programmato per mantenere una traiettoria definita e prevedibile, il Terrestra è comunque rapido e leggero, e dall’ottimo rimbalzo. Ancora una volta non mancarono le critiche, stavolta indirizzate agli eccessivi cambi di direzione subiti dalla sfera dopo delle deviazioni. Il nome “Silverstream” deriva dal soprannome dato dagli abitanti dei Paesi Bassi ai loro prosperosi fiumi.

PORTOGALLO 2004: ADIDAS ROTEIRO

Dopo la rivoluzione del mondiale sudcoreano che abbandonò il design erede del Tango, anche gli Europei portoghesi vedono per la prima volta dopo più di un ventennio un pallone fuori dagli stilemi tradizionali. Come sempre non mancano i riferimenti al Paese ospitante, dal nome (lo stesso del diario di bordo di Vasco da Gama) ai colori, un inedito, metallico color acqua (ancora un riferimento al mare in cui navaigava il grande esploratore), per finire con i disegni, due croci a simboleggiare il sistema di coordinate perfezionato dai portoghesi. Tecnicamente si trattava di un pallone estremamente, forse eccessivamente elaborato: totale assenza di cuciture, rimpiazzate da un legame termico dei bordi dei pannelli, rivestiti da un adesivo speciale per il rimbalzo e la resistenza all’acqua; rivestimento sintetico per la massima resistenza all’abrasione; consistenza in lattice per migliorare il rimbalzo. Il Roteiro riuscì nell’impresa di scontentare stavolta sia i portieri che gli attaccanti, sia per le sue traiettorie imprevedibili, che per la sua durezza; il rimbalzo non risultò nemmeno ottimale.

SVIZZERA E AUSTRIA 2008: ADIDAS EUROPASS

Eccoci dunque giunti al pallone odierno, utilizzato ad Euro 2008. Dopo la sbornia tecnologica del Roteiro, la Adidas aveva già compiuto un leggero passo indietro con il +Teamgeist di Germania 2006, ripristinando il classico bianco e nero e riducendo le innovazioni tecnologiche, sebbene gli innesti non mancavano: così come l’Europass, il +Teamgesit ha solo 14 pannelli curvi anzichè i tradizionali 32, ed è stato mantenuto il sistema a legame termico del Roteiro, con la conseguente assenza di collanti e cuciture; inoltre la forma è la più rotonda di sempre. Se il pallone del mondiale tedesco fu criticato non solo dai portieri ma anche da giocatori di movimento come Roberto Carlos per l’eccessiva leggerezza e le performance sensibilmente diverse sul bagnato, l’Europass si è attirato le antipatie da parte di portieri come Amelia, Buffon, Cech, Lehmann e Van der Sar; l’accusa principale è, come al solito, il peso troppo basso, e le conseguenti traiettorie (eccessivamente variabili) e velocità. Tuttavia il pallone sembra rispondere bene al controllo di palla, dimostrandosi facile al tocco e con un buon rimbalzo, motivi per cui gli attaccanti sembrano apprezzarlo molto più del Roteiro. Esteticamente, l’Europass, con i suoi cerchi neri su sfondo bianco, rimanda alla tradizione delle sfere da gioco degli anni ‘70 e ‘80, con dei piccoli disegni rossi e argentati a renderlo più moderno e accattivante: la combinazione di classico e moderno e la presenza delle bandiere argentate di Austria e Svizzera sembrano essere gli unici riferimenti ai Paesi ospitanti, sicuramente meno fantasiosi ed originali che in passato. Il nome, citando il sito ufficiale della competizione, “richiama il legame tra i due vicini alpini, Austria e Svizzera, ma anche i passaggi che i giocatori realizzaranno sui campi durante UEFA EURO 2008™, nonché la cooperazione fra i tifosi presenti alla fase finale.” Per la finale, verrà usata una versione speciale dell’Europass, chiamata Gloria: su uno sfondo argentato anzichè bianco, saranno presenti sui cerchi neri i loghi dei vari Europei, e in uno di essi, il disegno della Coppa.

Info e foto utili da: SoccerBallWorld e Balones Oficiales

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Top Goals

Giugno 14th, 2008 · 3 Comments

Essendo arrivati a metà, per numero di partite, dell’Europeo 2008 ci sembra doveroso riassumere i gol più belli del torneo, con una Top 3, che poi confluirà nella classifica generale di dieci posizioni che pubblicheremo alla fine della rassegna.

Dopo un primo turno avaro di reti e di emozioni, si è assistito ad un secondo turno molto più frizzante e caratterizzato da giocate spettacolari. Brilla senza dubbio l’Olanda, autrice del gioco e dei risultati più convincenti visti finora.

Zlatan Ibrahimovic, primo gol in Grecia-Svezia 0-2

Il centravanti dell’Inter, in uno dei pochi spazi concessi dalla serrata difesa greca, trova il sette con un preciso tiro di interno destro dai trenta metri. Un gol stilisticamente perfetto che spiana la strada alla vittoria degli scandinavi.


Wesley Sneijder, quarto gol in Olanda-Francia 4-1

Negli ultimi secondi della partita, con la Francia completamente in attacco, si assiste a un contropiede spettacolare dove Sneijder, dopo aver controllato un passaggio di Van Persie poco fuori dall’area, si gira e scarica un destro perfetto che tocca la traversa e si insacca dietro a Coupet.

Arjen Robben, terzo gol in Olanda-Francia 4-1

L’esterno olandese, entrato da pochi minuti, si invola sulla fascia sinistra e da posizione defilata lascia partire un tiro che, sebbene non gestito in maniera ottimale da Coupet , brilla per precisione, coordinazione e potenza.

Video tratti da: Sapo

In collaborazione con Dade

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Il gol di Van Nistelrooy e le altre insidie regolamentari

Giugno 13th, 2008 · No Comments

L'esultanza di Van Nistelrooy

Oggi il sito della Gazzetta, per mano dell’ex arbitro di Serie A Tombolini, è tornata sul controverso gol segnato da Ruud Van Nistelrooy nella partita tra Olanda e Italia di lunedì scorso, elencando 12 curiose regole da applicare in caso di episodi non proprio all’ordine del giorno. Lo riporto interamente:

1)Un giocatore batte un calcio di punizione diretto verso la propria porta, il portiere scivola e non tocca il pallone che va in rete. Il gol è valido?

No, la rete non è valida perché non si può fare un autorete con un calcio di punizione sia diretto che indiretto. In entrambi i casi il gioco riprende col corner per gli avversari.

2) Un portiere lancia il pallone con le mani dalla propria area e segna una rete nella porta avversaria. Il gol è valido?

Sì. Non è possibile invece segnare un gol direttamente dalla rimessa laterale.
3) Un calciatore si toglie la maglia per esultare e subito dopo protesta vivacemente contro l’arbitro che nel frattempo non ha convalidato la rete: dovrà essere espulso per doppia ammonizione?
Sì, perché si tratta di 2 infrazioni di diversa natura (esultanza eccessiva e proteste); nel caso in cui un giocatore si tolga la maglia e, per esultare, spezzi anche la bandierina, la sanzione sarà di sola ammonizione: è di un’infrazione dello stesso tipo (esultanza eccessiva).
4) Chi riceve il pallone direttamente su calcio di rinvio può essere in fuorigioco?
No, in questo caso non c’è infrazione di fuorigioco, stessa cosa su pallone ricevuto direttamente su rimessa laterale.
5) Il pallone sta per entrare in rete, un difensore gli lancia il suo parastinchi ed evita il gol: l’arbitro dovrà concedere un calcio di rigore agli avversari?
Sì, perché considererà il parastinchi come una sorta di «prolungamento» della mano e dovrà anche espellere il difensore perché con l’infrazione evita il gol per gli avversari.
6) Se il portiere fa rimbalzare il pallone, può un avversario giocarlo quando tocca il suolo?
No, è da considerarsi sempre in possesso del portiere.
7) Chi vince il sorteggio con la monetina, prima dell’effettuazione dei tiri di rigore, sceglie la porta verso la quale i rigori devono essere battuti?
No, la porta la sceglie l’arbitro, mentre il capitano che vince il sorteggio decide se effettuare il primo o il secondo tiro.
8 ) Si può segnare una rete direttamente su calcio d’inizio?
Sì e la stessa cosa è possibile anche su calcio di rinvio.
9) Su un calcio di punizione diretto, il pallone sta per entrare in rete; un raccattapalle vicino al palo mette il piede e non fa entrare il pallone. L’arbitro accorderà lo stesso il gol?
No, interromperà il gioco riprendendolo con una rimessa.
10) Su un calcio di rigore il pallone sta per entrare in rete, un raccattapalle vicino al palo mette il piede e non fa entrare il pallone. L’arbitro interromperà il gioco e lo riprenderà con una propria rimessa?
No, farà ripetere il rigore.
11) Se l’arbitro perde il fischietto proprio mentre sta per decretare un rigore, il gioco dovrà comunque proseguire?
No, l’arbitro interromperà il gioco con la voce o i gesti e decreterà il calcio di rigore.
12) Un fischio viene dagli spalti e un difensore ferma il pallone con le mani nella propria area. l’arbitro concederà un calcio di rigore agli avversari?
No, riprenderà il gioco con una propria rimessa.”
(dalla Gazzetta )

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EURO 2008

Giugno 7th, 2008 · 1 Comment

E’ cominciato…

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La prima volta che…I NOMI SULLE MAGLIE

Giugno 6th, 2008 · 3 Comments

“Una grande novità: da quest’anno, tutti i calciatori, sulla loro maglia, porteranno un numero”
(Fabio Noaro)

L’edizione 1992 degli Europei va ricordata non solo per la straordinaria impresa della Danimarca, cenerentola arrivata fin in fondo grazie alle parate di Schmeichel e le giocate dei Laudrup, ma anche grazie ad un’innovazione estetica che, sebbene si possa supporre non di grandissimo impatto, si è fatta largo negli anni fino a diventare al giorno d’oggi imprescindibile e di grandissima rilevanza commerciale. Svezia ‘92 fu infatti la prima competizione calcistica in cui nel rertro delle magliette dei giocatori, oltre al numero, comparve anche il nome degli stessi. Ci vollero Usa ‘94 e la finale di Champions League del ‘95 per spingere i campionati nazionali a rendere tale modifica una consuetudine, e grazie ad essa oggi parte consistente degli introiti dei club derivano dalla vendita delle magliette personalizzate dei loro campioni, che, con il crollo della classica numerazione 1-11, possono ormai identificarsi anche con un particolare, talvolta eccentrico, numero.

Ecco il retro della maglia di Ledyakhov della Comunità Stati Indipendenti, ex U.R.S.S., in quell’Europeo alla sua unica apparizione continentale:

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Dove tutto ebbe inizio

Giugno 6th, 2008 · 2 Comments

“Io credo che gli Europei sono una cosa mondiale”
(Stefano Tacconi)

Dalymount ParkDalymount Park, nord di Dublino. Qui si giocò l’andata del primo ed unico turno preliminare del Campionato Europeo del 1960; fu questo impianto, dunque, ad ospitare il primo incontro della storia degli Europei di calcio, che venne disputato dalle nazionali di Irlanda e Cecoslovacchia davanti ad un pubblico di 37.500 persone. La vittoria per 2-0 dei padroni di casa (reti di Tuohy e Cantwell) si rivelò inutile, in quanto i cecoslovacchi si imposero per 4-0 nella gara di ritorno a Bratislava. Dagli anni ‘80 ad oggi, con il progressivo allargamento ed ammodernamento del pur più vecchio Lansdowne Road, il Dalymount Park ha perso via via tutto il suo prestigio e gran parte della sua capienza, e l’impianto oggi arriva a contenere appena 8.000 posti,dopo aver ospitato l’ultimo match della nazionale della repubblica verde nel 1990 (una spenta amichevole contro il Marocco); adesso in questo stadio si disputano solo le gare interne del Bohemians (club della capitale irlandese), e anche i concerti dal vivo come quelli qui tenuti da Clash, Bob Marley, Thin Lizzy e Faith No More sono un vago ricordo… I battenti potrebbero chiudere già l’anno prossimo, eppure, quel 5 aprile 1959, le nazionali dell’Eire e della Cecoslovacchia diedero il via ad una manifestazione partita tra tanti dubbi ed oggi diventata la più importante del Vecchio Continente.

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